Punica granatum è il nome scientifico di un albero di origine persiana che venne importato in Italia ai tempi dei Romani durante le guerre "puniche" (da cui il nome del genere): il melograno. Pianta conosciuta sin dall'antichità e molto presente nella tradizione anche simbolica delle popolazioni del bacino del Mediterraneo e non solo. Alcuni studiosi di teologia ebraica hanno supposto che il frutto dell'Albero della vita del Giardino dell'Eden fosse da intendersi in realtà come una melagrana. Anche nel Corano, il melograno è citato per crescere nel giardino del paradiso.

Un frutto mitologico e leggendario:

Una leggenda narra che Zeus fosse innamorato di Cibele e cercasse - invano - di unirsi alla dea. In una notte di incubi angosciosi, mentre Zeus la sognava ardentemente, il suo seme schizzò sulla pietra generando l'ermafrodito Agdistis. Questi era malvagio e violento e con continue prepotenze oltraggiò tutti gli dei. Dioniso, perciò, giunto all'esasperazione, volle vendicarsi e architettò ai suoi danni uno scherzo atroce: gli portò in dono del vino e lo accompagnò a bere in cima a un grande albero di melograno, finché Agdistis si addormentò ubriaco in bilico su un ramo. Con una cordicella Dioniso gli legò i genitali al ramo e, sceso in terra, scosse l'albero con tutta la sua forza. Nel brusco risveglio il malcapitato precipitò, strappandosi di netto i genitali: così Agdistis morì dissanguato, mentre il suo sangue bagnava il melograno e lo faceva rifiorire rigoglioso e carico di succosi frutti. Nel modo arabo, la scorza del frutto veniva utilizzata per ottenere una tonalità di giallo tipicamente impiegata negli arazzi arabi.

Dall'acido ellagico tanti benefici per la salute:

Proprio da questa conoscenza millenaria della pianta deriva il suo utilizzo tradizionale, ormai abbandonato. Nel papiro di Ebers (1500 a.C.) viene citata la corteccia delle radici per le sue proprietà antielmintiche, in particolare, si è poi scoperto, contro la tenia. Infatti, un suo costituente, la pelletierina presenta un effetto paralizzante nei confronti del parassita e, a dosaggi elevati, può risultare vermicida. Tuttavia, questo utilizzo è stato abbandonato a seguito di effetti tossici legati alla frazione assorbita a livello intestinale. L'epicarpo dei frutti, invece, è molto ricco di tannini (fino al 28%). Per idrolisi di questi tannini, la pianta produce anche notevoli quantità di acido ellagico. Specie con numerose cultivar, nel nostro Paese la più presente è la "dente di cavallo": più adatta al clima della penisola e più resistente al freddo. Attualmente la ricerca scientifica si sta muovendo in diversi campi per capire come impiegare al meglio l'estratto di questo frutto: uno di questi sono gli apparati genitali maschili e femminili. In campo femminile, un recente articolo ha valutato gli effetti dell'assunzione di 2 litri di succo di melograno a settimana in pazienti affette da Sindrome dell'ovaio policistico (Pcos). Si è osservata una riduzione nelle resistenze all'insulina e nell'insulinemia nei pazienti trattati, con una riduzione concomitante di BMI, peso e circonferenza vita. Inoltre, si sono abbassati i livelli di testosterone nel sangue dei pazienti. Poiché la Pcos spesso è sostenuta da alterazioni al sistema insulinico, gli autori di questo piccolo studio suggeriscono un possibile impiego, dopo ulteriori conferme, del succo di melograna per questa sindrome. Più pubblicizzato è l'impiego del melograno per combattere alcuni disturbi dell'apparato genitale maschile. In virtù delle sue proprietà antiossidanti, numerosi studi hanno valutato l'effetto del succo di melograno sulla riduzione dei livelli di Psa. Tuttavia, i risultati degli studi al momento non consentono di trarre conclusioni definitive in tal senso. Altra condizione dove invece qualche piccolo studio sembra suggerire un interessante impiego è il trattamento come terapia complementare, per le coliti ulcerose. Infatti, l'assunzione di 6g/die di un estratto di buccia di melograno ha portare ad un miglioramento clinico significativo nei pazienti. Pur necessitando di ulteriori studi per confermare questo impiego. Effetti collaterali che possono presentarsi dall'assunzione di dosi eccessive di melograno sono: cefalea, vertigini e sonnolenza. Soprattutto per l'impiego desueto della corteccia delle radici.